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   Il Territorio
I cinque borghi
La storia dei cinque Borghi di Villar Perosa
Borgo del Fumo

Nei decenni a cavallo tra l’800 e il 900, la parte bassa di Villar Perosa era spesso coperta da una nuvola di fumo derivante dalle locomotive a vapore che trainavano il trenino di fondovalle. Per questo quell’area assunse, e ha mantenuto sino ai giorni nostri, il nome di “Borgo del Fumo”.

Situato principalmente in zona pianeggiante, è parte del quartiere l’area attrezzata e parco “Lago Iceberg” ideale per trascorrere una piacevole giornata, con la possibilità di sostare per un picnic e praticare la pesca sportiva; affidandosi all’associazione responsabile, presente sul posto, per gli eventuali suggerimenti necessari per una pesca divertente e soprattutto proficua.

Nel cuore del Borgo del Fumo sorge la struttura polivalente “Finestra sulle Valli” dotata di cinema, teatro, sede della biblioteca comunale, sale per eventi e tempo libero, nonché di una sala adibita alla mostra sull’Avvocato Giovanni Agnelli, visitabile in concomitanza con gli eventi legati alla struttura polivalente.

Il Borgo del Fumo è rappresentato nel suo logo da un piccolo Mulino. E’ l’immagine semplificata del mulino Baldracco conosciuto da 150 anni dai villaresi come il “Mulino della Terra Nera” tutt’ora esistente come edificio in Via Nazionale 174. Qui si macinava e poi si spediva per i vari impieghi la grafite estratta dalla miniera Santa Barbara in Borgata Miandassa, nella zona detta “Cialargeto”. Nel mulino lavoravano diversi uomini addetti al funzionamento dei  macchinari e parecchie donne che provvedevano alla cernita della grafite prima della macinazione. Era di concezione molto semplice, come molti altri mulini dell’epoca situati sul territorio valligiano. L’estrazione della grafite iniziò nel 1860 e terminò nel 1966 anno in cui la miniera fu chiusa.

LA GRAFITE

Le numerose miniere di grafite sono presenti nella bassa Val Chisone a quote comprese tra i 600 e i 900 metri, nella cosiddetta fascia dei castagni. La conoscenza della grafite risale ai tempi preistorici ed era usata come colorante nella costruzione di urne e vasi funerari. Naturalmente le grafiti sono tanto più pregiate quanto più alto è il tenore di carbonio presente nel minerale. Nelle valli pinerolesi si trovavano i principali giacimenti di grafite conosciuti in Italia, con una percentuale di carbonio che poteva variare tra il 30 e l’85%. La grafite ha struttura amorfa, aspetto terroso, friabile, untuoso al tatto, ma può anche presentare varietà più compatte, dure e con lucentezza metallica.

IL TRASPORTO INTERNO ED ESTERNO

Nei primi decenni dell’attività mineraria la grafite veniva di solito portata all’esterno con la gerla. Passando dal periodo pionieristico a quello della estrazione secondo metodi più razionali vennero presto introdotti nelle gallerie piccoli vagoncini detti “vagunot”. Per il trasporto a valle, man mano che si migliorano le strade,  comparvero le slitte e qualche carretto, prima trainato a mano, poi dai muli e poi con il motocarro. Data la miseria ed il bisogno in cui versavano le famiglie, questo lavoro era spesso eseguito dalle donne (che non risulta abbiano mai lavorato in galleria) a cui era affidato il trasporto a valle. Il tragitto della grafite da Santa Barbara attraversava la Bg. Miandassa dove il carico veniva pesato, giungeva poi al deposito di Bg. Cascinette ed infine al Mulino della Terra Nera. Così iniziò l’era moderna; con la grafite si facevano matite, polvere da sparo, gomma, elettrodi ma con il progresso e la necessità di migliorare la conduttività dell’energia elettrica e l’esigenza di fabbricare mine di matite sempre più fini,  si dovette ricorrere ad altri giacimenti di grafite più ricchi di carbonio.

L’attività mineraria in valle ha impegnato per decenni centinaia di persone, modificando le abitudini di vita e lavoro, migliorando le condizioni economiche, influenzando lo sviluppo sociale e culturale di intere generazioni, costituendo un patrimonio culturale e manuale di estrema importanza che non si vogliono e non si possono disperdere.

LA SOCIETA’ AGRICOLA ED OPERAIA DI MUTUO SOCCORSO DI VILLAR PEROSA

Le società di mutuo soccorso che nascono e si sviluppano in Italia nel corso del XIX secolo sono le prime forme associative in cui tra i lavoratori si concretizza il principio di solidarietà, dispiegando forti potenzialità organizzative per attuarlo, anticipando iniziative assistenziali e previdenziali che lo Stato assumerà più tardi in prima persona. La spinta viene da una progressiva presa di coscienza da parte dei lavoratori delle loro condizioni di sfruttamento e di precarietà di vita e dalla ricerca in se stessi, prima ancora che nelle istituzioni politiche, della forza e degli strumenti necessari per farvi fronte. Il lavoratore salariato, quando si ammalava, era costretto ad indebitarsi irreparabilmente, a ricorrere alla carità pubblica e privata e ad impegnare al Monte di Pietà anche le cose più necessarie. Le società di mutuo soccorso avevano lo scopo principale di erogare ai soci che, per malattia, non potevano assicurarsi temporaneamente il sostentamento con il lavoro, un sussidio grazie ad un fondo alimentato dalle quote versate dagli associati.

La società operaia di Villar Perosa sorge più tardi rispetto ad altri paesi del Pinerolese, fatto spiegabile con la condizione di un comune dove non ci sono ancora delle fabbriche. Essa viene fondata il 30 giugno 1889 con il titolo di “Società Agricola ed Operaia di Mutuo Soccorso di Villar Perosa”, sotto la guida del benemerito fondatore Ughetto Stefano (Gianet) e dei suoi collaboratori.

Dai primi anni di attività le riunioni sono mensili, ogni decisione viene presa con un atto deliberativo, e a dicembre viene votato il direttivo per l’anno successivo. Ogni mese vengono versate le quote sociali nella misura stabilita annualmente e ogni trimestre si dà lettura delle entrate e delle uscite. La Società assiste economicamente i soci malati e dal 1904 i malati cronici possono percepire un sussidio giornaliero. Il numero di iscritti al sodalizio cresce in fretta e fin dai primi anni viene comprato per fare da sede, un edificio in via Angelo Bianciotto 25 che, ampliato nel 1905 grazie ad un prestito con interesse che i soci fanno al Direttivo, accoglierà anche un’osteria, un negozio di alimentari ed un forno da pane per la panetteria dati in gestione. Nel 1907 nasce la Società Operaia Femminile che ha bandiera propria e si riunisce negli stessi locali di quella maschile e nel 1906 viene costituita una Filarmonica. Negli anni della grande guerra mondiale 1915/1918 lo sviluppo dei movimenti associativi viene inevitabilmente rallentato. A Villar Perosa l’attività della Società viene sospesa, i verbali delle riunioni cessano nel 1914 e riprendono ad essere regolari dal 9 novembre 1924. L’avvento del fascismo mira a distruggere tutti i movimenti di libero associazionismo. Il fascismo riesce a far chiudere o trasformare in “Case del Fascio”  quasi tutte le sedi dell’associazionismo, con provvedimenti che dispongono lo scioglimento delle Società Operaie di Mutuo Soccorso e di associazioni di questo tipo ed il loro assorbimento nella struttura fascista con la costituzione nel 1925 dell’Opera Nazionale Dopolavoro. La Società agricola e operaia di Villar resse bene, almeno sino agli anni trenta questa spinta rivolta a chiuderla e sostituirla. A Villar quando è da poco finita la seconda guerra mondiale, molti ex soci il 3 marzo 1946 ricostituiscono la “Società Agricola Operaia a puro scopo mutualistico. Le prime riunioni della società si svolgono in una sede provvisoria inaugurata il 19 maggio 1946, alla presenza dell’avvocato Gianni Agnelli neo presidente onorario, donatore della sede. Il 18 agosto 1946 è approvato il nuovo statuto ed in quel periodo, dopo un lungo dibattito, dall’iniziale esigenza di costruire una cantina per la conservazione del vino si passa all’idea di avere una nuova casa sociale acquistando un terreno della famiglia Agnelli. Le delibere che si susseguono dal 1947 porteranno alla definitiva edificazione dell’attuale sede sociale in via Angelo Bianciotto 47.

Nata sul finire del 1800, superate le proprie traversie interne e quelle determinate dagli avvenimenti storici, nel 2008 la Società Operaia di Villar Perosa conta circa 240 soci, svolge attività nel settore mutualistico, sociale, sportivo e ricreativo e fa parte della Società Mutua Pinerolese. La tassa di iscrizione è annuale, le riunioni si tengono una volta al mese con il rendiconto della situazione finanziaria per il direttivo, e una volta all’anno per i soci. Le attività sportive riguardano per lo più il gioco delle bocce: con una sezione intitolata a Luigi Mioci la Società, oltre a partecipare a gare della Federazione Italiana Bocce, organizza gare e tornei.

LA PERA DRITA  (La Pietra Dritta)

La Pera Drita è una colonna in pietra ed è un simbolo storico di Villar Perosa. Alta circa 3 metri si erge solitaria e quasi inosservata nel parco della Società Operaia in prossimità della strada SR23. Indicava l’ingresso verso il centro del paese e la direzione per Villa Agnelli (come inciso sulla colonna nel lato ad est). Infatti nel passato in quel punto vi era lo svincolo dalla vecchia SS23 per via Bianciotto. Datata 1818 sul lato sud è inciso il nome di Villar Perosa e sulla sommità a chiudere la colonna una grande sfera.



Borgo del Municipio

Il Quartiere della Piazza detto anche Borgo del Municipio è così chiamato in quanto si sviluppa attorno all’edificio Comunale ampliandosi successivamente verso le borgate Saretto e Cascina Grossa. Lo stendardo blu e rosso e come logo la Chiocciola.

 In passato, alle spalle del Municipio (oggi piazza Centenario) la collina era a ridosso della Casa Comunale e adiacenti vi erano alcuni campi per il gioco delle bocce, un ritrovo frequentato nei rari momenti di svago. Nel 1930, infatti, sei giorni lavorativi e l’invito fascista a non disertare il lavoro nei campi, lasciavano poco spazio al tempo libero dei villaresi. Un sentiero ed un piccolo ponticello tracciavano la via per la Borgata Saretto. Nella parte frontale del Municipio (piazza della Libertà) erano situate la fontana, dove attualmente c’è il busto bronzeo del senatore Giovanni Agnelli (opera dello scultore Luigi Aghemo inaugurato nel 1966), ed il Monumento ai Caduti in prossimità delle scale che salgono alla scuola elementare. Alla fine degli anni 50 la collina fu spianata per iniziarne l’urbanizzazione, di conseguenza il Monumento ai Caduti fu spostato in piazza Centenario e nei primi anni 60 anche la fontana fu trasferita alle spalle del Municipio, dove sono attualmente.

Molte cose sono cambiate da allora, ma oggi come in passato la strada dinanzi al Municipio che sale alla bellissima e luminosa Chiesa di San Pietro in Vincoli è sempre la stessa come è rimasto tale il fresco ed ombreggiato viale alberato detto “la leja” e percorrendolo prima di giungere sul sagrato possiamo già intravedere la chiesa che si staglia nitida su un piccolo promontorio. Alternativamente deviando sulla strada pedonale adiacente la Villa Agnelli è possibile salire i 185 gradini che portano fino al sagrato. Da questo singolare balcone si domina con lo sguardo un ampio tratto della valle: la bassa valle Chisone fino alle montagne di Sestriere.

IL MUNICIPIO E L’ALA COMUNALE

Nel 1907 Giovanni Agnelli dona al comune l’edificio della scuola costruito su terreno di sua proprietà comprendente alloggi per i maestri, uffici comunali ed una striscia di terreno ad uso campicello scolastico. Il fabbricato viene ampliato nel 1924 su disegno dell’arch. Carlo Charbonnet ed in seguito diviene sede del solo Municipio, che per anni dipende dall’officina la quale è fornitrice ufficiale degli amministratori – che sono dipendenti RIV – e del materiale per gli uffici ed assicura la manutenzione della struttura. Nel 1961 il Municipio viene parzialmente trasformato con la demolizione della scala esterna, la costruzione delle scale interne ed i due nuovi balconi, la sistemazione delle aperture e dei serramenti di facciata, la modifica dei servizi igienici.

L’ala comunale era stata eretta nel 1930 e donata dal senatore Agnelli alla municipalità. Per far sì che la donazione sia esente da tasse di registro e successione, Agnelli destina ufficialmente la struttura a palestra all’aperto e scuola estiva richiamandosi all’art. 1 del R.D. 9 aprile 1925 n.380 che permette l’esonero in caso di donazione a favore di enti a scopo di beneficenza, istruzione od educazione. L’edificio è una tettoia in cemento armato a pianta irregolare per coprire completamente il lotto a disposizione, semplice nella forma e priva di ogni decorazione. Caratterizzata dalla presenza di un timpano ed al ritmico susseguirsi delle arcate perimetrali sfrutta la pendenza del terreno e comprende nella parte sottostante due locali destinati a magazzino o cantina, usati come rifugio antiaereo durante la guerra. Nel restauro del dopoguerra il tetto, prima piano, è stato rifatto a falde con tegole marsigliesi.

Il Municipio, che Giovanni Agnelli aveva costruito parallelamente con la RIV fino al 1939 è adibito anche ad uso scolastico analogamente sul territorio villarese altre tre strutture scolastiche erano operative: Borgate Caserme, Ciabot-Comba e Cascinette. Una nuova apposita sede della scuola elementare è voluta da Agnelli su di un terreno da lui donato nel 1938. Consegnata nel mese di maggio del 1939, la nuova scuola elementare, “con palestra e piscina coperta” viene distrutta completamente dal bombardamento del 1944 ed al suo posto è costruito l’oratorio maschile che per alcuni anni ospita le aule elementari in attesa di definitiva collocazione. L’attuale edificio delle scuole elementari, progettato dall’ing. Albertini della Fiat, è costruito nel 1958 in un lotto posto a fianco del Municipio dov’è tuttora.

PILONE DEL SARETTO

Il Pilone del Saretto ha la datazione del 1899 incisa sulla croce di ferro che lo sovrasta. All’interno una bella statua dedicata alla Madonna della Pace. In passato esisteva già un pilone antecedente a quello attuale, situato dall’altro lato della strada; la posizione del pilone è  poi stata cambiata a causa del continuo franare della scarpata per effetto della pioggia, del gelo e del disgelo. Costruito su proprietà della famiglia Gay, che per tradizione si occupa della cura e manutenzione. Ancora oggi, per tutto il mese di maggio, si recita il Santo Rosario davanti al pilone e si celebra tutti gli anni una messa per benedire famiglia e borgata, a ricordo di una tradizione; alla fine del mese di maggio si organizzava una processione che partiva dalla chiesa di Sant’Aniceto, arrivava al pilone e si concludeva con una Funzione solenne.  Del pilone si ricordano tre restauri. Il primo dopo la seconda guerra mondiale in rigraziamento  per lo scampato pericolo del bombardamento del 3 gennaio 1944. Il secondo, eseguito nel 1986, fu affidato al pittore Guy Rivoir. Fu un restauro accurato, da vero artista: il pilone fu ritinteggiato e decorato internamente ed esternamente. Lo stesso pittore eseguì tre artistiche formelle in cotto, incastonate nella parete frontale. Fu sostituita la porta di protezione di rete metallica con un cancello in ferro battuto eseguito dall’artigiano sig. Bacelli. La spesa fu notevole, ancora coperta da borghigiani e amici. Alcuni anni fa, la signora Angelica Pons si occupò del restauro delle pareti esterne non protette, e delle scritte inerenti agli ultimi rifacimenti.

TERRITORIO

Dalla borgata Saretto numerosi sentieri si diramano sul versante attraversando borgate in un ambiente diversificato. E’ interessante ritrovare sul territorio i segni del passaggio dell’uomo ed imbattersi nei resti di qualche casa isolata, forni non più utilizzati, fontane, lavatoi, piloni e terrazzamenti di muro a secco. Una ulteriore nota di interesse del territorio montano villarese è la possibilità di praticarvi la mountain-bike o, in caso di nevicate, percorrere gli itinerari con le ciaspole. Proseguendo la salita si giunge a colle Mortero mt.945 con la possibilità poi di proseguire in cresta in direzione Prà Martino o San Giuliardo. C’è ancora un breve itinerario in prossimità della borgata Saretto chiamato “Sentiero dei Bambini” in località San Si Sel. Per chi lo volesse visitare può introdursi nel sentiero da Via dei Muretti poco dopo aver superato la borgata.

L’AFFRESCO DI CASCINA GROSSA

La “Madonna del maialino” è situato su un muro in Via Primo Laurenti. C’è chi dice che si tratti di una Madonna e chi di Sant’Antonio. E’ stato dipinto nel 1757 e la sua storia è legata a misteriose sparizioni di persone del borgo e militari che alloggiavano nella caserma che sorgeva tre-quattro secoli fa proprio a Cascina Grossa. La leggenda racconta che  nel luogo dove avvenivano le inspiegabili morti, un maiale si allontanava furtivamente dal posto, le indagini non portarono a nulla: a nessun contadino era scomparso un maiale. Si sospettò un legame tra il maiale ed il diavolo, provarono a sparargli ma nemmeno i proiettili sembravano scalfirlo. Qualcuno suggerì di usare pallottole d’oro. Il maiale, dopo l’ennesimo crimine, fu colpito, ma scappò e il suo corpo non fu trovato. Pochi giorni dopo, fu rinvenuto il cadavere di un uomo, molto conosciuto in paese, morto per la ferita di un proiettile d’oro. L’affresco venne dipinto per intrappolare per sempre l’animale assassino in un muro, sotto il controllo costante della Madonna.

Alcuni anni fa, per recuperare l’affresco ormai consumato, grazie ai fondi raccolti dai volontari, all’amministrazione comunale ed in concomitanza al progetto nazionale “voler bene all’Italia” promosso dall’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica, è stato restaurato.



Il Borgo dei Nobili

Villar Perosa fino all’inizio del 1900 non ebbe un vero e proprio nucleo storico che facesse da concentrico. Il paese era composto da una serie di borgate di marcata impronta rurale disseminate per lo più in posizioni soleggiate lungo i pendii del monte Rocciacotello, colle Prà Martino e del monte Pianass. Villar aveva allora un’economia prettamente agricola ed una popolazione distribuita in grande maggioranza nelle borgate. L’evento che determinerà il cambiamento sarà la nascita della RIV. Il Borgo dei Nobili diventa il primo nucleo urbano moderno dell’era industriale di Villar Perosa. Il 29 settembre 1906 nasce a Torino in via Marocchetti la società in accomandita semplice Roberto Incerti & C. Villar Perosa,, fabbrica di cuscinetti a sfere e sfere in acciaio. Per capitale 600 mila lire di cui 150 di Agnelli, 100 di Incerti, 50 di Ettore Rabezzana, 250 della FIAT  e 50 della FIAT Brevetti. Roberto Incerti cederà più tardi la sua quota di capitale. L’attuale paese prende forma solo con l’impianto e lo sviluppo dello stabilimento. Quest’ultimo richiama manodopera e nasce di conseguenza il problema di dare alloggio agli operai che recandosi al lavoro scendono dalle vallate o salgono dalla pianura. Ed  è allora che Giovanni Agnelli, imprenditore e Sindaco, provvede a realizzare per la vita ed il benessere dei cittadini-dipendenti delle opere fuori dalla fabbrica con la costruzione di edifici di abitazione e servizio. Il nuovo centro di  Villar Perosa cresce come la stessa RIV con aggiunte successive in base alle esigenze che man mano affiorano: si edificano dapprima case operaie a “caserma” e convitti in un secondo momento, l’insieme viene trasformato con la costruzione di altri edifici di servizio, in un vero e proprio villaggio operaio. La municipalità Villarese è tutt’uno con l’azienda che provvede ad ogni problema, da quelli assistenziali alla preparazione scolastica dei giovani. L’industria intanto progredisce e Villar Perosa diviene un centro industriale con l’81,4% della popolazione attiva occupata in fabbrica. Nel periodo della prima guerra mondiale, con l’aumentare dei contratti di fornitura aumenta anche la manodopera per cui le strutture abitative, fino ad allora realizzate, si rivelano insufficienti.

Giovanni Agnelli costruisce negli anni 1915-1916 un nuovo complesso di case operaie su terreno di sua proprietà posto di fronte allo stabilimento, nella località denominata “Ruata del Pozzo”, il villaggio Giovanni Agnelli ha una struttura a ventaglio ed una strada centrale interna che va dall’ideale prolungamento dell’ingresso principale della fabbrica alla chiesa e la strada statale. Nel 1931 viene costruito un corpo centrale cilindrico chiamato “La Rotonda” che sostituirà i vecchi alloggi presenti nella palazzina di ingresso dello stabilimento. Nel 1935-1936, in viale Littorio, (ora viale Agnelli) vengono costruite le case del direttore e dei dirigenti. Le palazzine ospitano alloggi diversi per metratura e conformazione, in base alle classi di merito. Probabilmente la denominazione Borgo dei Nobili dipende proprio dalla concentrazione di queste eleganti abitazioni e dall’alto ceto sociale e livello d’istruzione dei residenti che, come noto, in un’epoca di marcato divario culturale non passava inosservato. All’inizio degli anni 40 in un lotto adiacente al villaggio operaio più antico, viene costruito il villaggio per impiegati “Edoardo Agnelli”. Le undici villette sono disposte intorno alla piazzetta centrale ottagonale, piazza Edoardo Agnelli, ed insistono su lotti allungati, corrispondenti alla divisione simmetrica delle case e dei giardini relativi.

Il logo quindi vuole rappresentare questa “signorilità” ed è accompagnato dai colori verde e bianco.

Per garantire alla comunità del villaggio autosufficienza si migliora l’organizzazione e si potenziano i servizi sociali.

MUNICIPIO E ALA COMUNALE: scuola e amministrazione

CONVITTO: nella fabbrica appena sorta gli operai locali sono pochi, molta manodopera viene da fuori (soprattutto donne) nel 1909 viene costruito il convitto gestito dalle Suore del Santo Natale.

REFETTORIO: un edificio utilizzato come refettorio per gli operai viene costruito nel 1910 di fronte al convitto.

PANIFICIO: di fronte allo stabilimento viene eretto un magazzino cooperativo ed un panificio affinché gli operai  potessero trovare sul posto un vitto sano a modestissimo prezzo.

STAZIONE: già nel 1883 era entrata in funzione la tranvia Pinerolo-Perosa Argentina. Nel 1918-1919 viene costruito un edificio, simile al panificio, per la stazione dei tram con ufficio postale e farmacia.

DOPOLAVORO: costruito negli anni 20 a fianco della stazione.

BAGNI PUBBLICI: sono costruiti nel 1931 per provvedere all’igiene personale della popolazione.

AMBULATORIO: costruito fra le due guerre, colonia elioterapica, fornito di refettori, sale di ritrovo, cucine, dispense, docce, sale per le visite mediche, ambulatorio ed anche una bella e vasta piscina, nonché di ampi terrazzi.

LA CHIESA DI SANT’ANICETO: spesso, all’interno dei villaggi operai, la Chiesa viene eretta prima di ogni altra costruzione di carattere sociale, Villar Perosa costituisce un caso per certi versi atipico: eretta nel 1928 per volontà di Giovanni Agnelli che così volle onorare la memoria della madre Aniceta Frisetti.

MONUMENTO DELL’ALPINO: nella piazza del complesso edilizio, viene eretto il monumento ad opera dello scultore Giorgio Ceraioli.

CIMITERO: con l’aumento dei residenti, avvenuto negli anni dopo la prima guerra mondiale, il Consiglio comunale decide di ampliare il piccolo cimitero esistente a monte della parrocchia in San Pietro in Vincoli.

CASA DEL FASCIO: si approva il progetto di costruzione di un fabbricato da adibirsi a sede del fascio locale, opere assistenziali, organizzazioni giovanili e combattentistiche.

ALBERGHI: i dipendenti RIV sono “assistiti” anche nelle loro escursioni domenicali. Sul vicino colle Prà Martino a 916 mt., poco più in là della colonia estiva per i figli dei dipendenti, Giovanni Agnelli fa costruire un albergo ristorante con venti posti letto. Un secondo edificio iniziato a fine anni 30 nell’attuale viale Agnelli con la destinazione di convalescenziario, danneggiato dai bombardamenti del 1944, verrà ricostruito e convertito in albergo con 22 posti letto ed aperto al pubblico nel 1952, questa struttura ricettiva  è stata legata fino agli anni 80 alla squadra di calcio della Juventus, oggi è adibita in parte ad alloggi privati ed in parte ad albergo.

TEATRO: costruito alla fine degli anni 30 nell’area ora occupata dal giardino AVIS e per il tempo una costruzione modernissima ad anfiteatro. Distrutto nel bombardamento del 1944 non viene più ricostrutito. Nel dopoguerra è adibita a cinema-teatro-palestra una struttura preesistente a monte del villaggio “Edoardo Agnelli”.

SCUOLE: Clara Boselli, moglie di Giovanni Agnelli, risulta già nel 1906 membro della commissione di vigilanza scolastica e nel 1913 viene avviata la scuola materna. Nel periodo fra le due guerre, insieme alle nuove strade di collegamento, sono costruite le scuole nelle frazioni. Il Municipio è adibito anche ad uso scolastico fino al 1938. Nel 1939 viene inaugurata una nuova scuola elementare con palestra e piscina coperta, che verrà poi distrutta dal bombardamento del 1944 ed al suo posto sarà costruito l’oratorio maschile. L’attuale edificio della scuola elementare sarà costruito nel 1958 a fianco del Municipio dove si trova attualmente.

Gli anni del consenso fascista che Villar Perosa celebrava puntualmente ad ottobre, dal balcone della casa del fascio ora abbattuta, passano veloci e nel 1940 l’Italia entra in guerra con il conseguente disastroso andamento. Nei primi mesi del 1943 iniziò la costruzione dei Rifugi antiaerei nella collina a monte del villaggio operaio. Un’opera grandiosa, unica nel suo genere, OGGI VISITABILE, che finita in giugno poteva ospitare fino a 2500 persone. Il 9-10 novembre 1943 avviene un primo bombardamento, ma le due ondate di “Liberator” non producono danni rilevanti. Il 3 gennaio 1944 alle 11.45, cinquantanove fortezze volanti sganciano 312 bombe da 1000 libbre. Cinque minuti di inferno, 60 bombe colpiscono e distruggono lo stabilimento, le altre il paese. Villar Perosa non esiste più, ma grazie ai rifugi nessun morto.

Per ringraziare dello scampato pericolo, la famiglia Morè Ester fa erigere un pilone di forma moderna, con l’esterno di mattoni a vista e all’interno una Madonnina. E’ situato a lato della scalinata per raggiungere viale Agnelli da via Nazionale, tra la tabaccheria e la farmacia.

Nel dopoguerra si ricomincia, si ricostruisce. Nel 1956 la RIV, industria italiana del cuscinetto, compie il suo primo cinquantenario di vita. Un operaio in officina guadagna 65000 lire al mese e a Villar Perosa circola un mezzo motorizzato ogni 7 persone, la più alta percentuale italiana del tempo. 



Cantun Russi

Situato ai piedi del Monte Rocciacotello mt.1035 sul versante di Pramarin ed a nord di San Benedetto il Cantun Russi con le sue borgate è così chiamato per il rigido clima in inverno ed in passato per l’ideologia politica di alcuni Borghigiani legati al periodo storico dell’ex Unione Sovietica. E’ per questo motivo la scelta del colore rosso nel rappresentare il borgo. Più recente quella del logo: l’orso. Una porzione di territorio particolarmente fredda (Borgata Artero) fu chiamata Siberia Villarese e per questo, gli abitanti del Cantun Russi, vennero denominati “sovversivi”.

TERRITORIO

Per riscoprire il passato agricolo Villarese nel Cantun Russi ci si può avvalere di un tracciato pedonale detto appunto sentiero delle mele, dei Pumatè (produttori di mele) come vengono chiamati i Villaresi in vallata. Il percorso è un anello lungo complessivamente 3,3 chilometri. E’ costituito principalmente da sentieri, in alcuni punti anche molto panoramici, alternati a tratti di strada asfaltata. L’itinerario parte da via Primo Laurenti, appena dopo un piccolo ponte che la unisce a via Piave. Lungo il percorso si trovano 5 bacheche esplicative; giunti alla Borgata Prietti si trova il campo collezioni. In esso sono state messe a dimora dieci piante, a due a due uguali, accanto ad altre già esistenti. Le antiche varietà presenti sono: Carla, Magnana, Dominaci, Ros Jambon e Grigia di Torriana.

Sono tutte varietà tipiche delle nostre zone, solo la varietà Carla sembra trarre origine dalla Liguria.

L’anello completo richiede meno di due ore di percorrenza. E’ utile indossare abbigliamento adatto e soprattutto calzature da montagna. Presso la bacheca della Borgata Prietti è stato collocato un quaderno sul quale eventuali visitatori possono lasciare la loro firma, impressioni e saluti.

Dal Cantun Russi ci si inoltra direttamente sui sentieri e tra boschi e rigagnoli si attraversano le borgate. Qui l’acqua è sempre stata una ricchezza, che scorre inesausta sulle zolle feconde, tra larici, castagni, pini e dalle sorgenti sgorga acqua pura e buona che attraversa il granito tra vene ferruginose. Barletè (Bg. Muretti), Ferruginosa (Bg. Ciardossina), Sagna la Fèja (Bg. Miandassa) sono solo alcune tra le più note sorgenti del Cantun Russi, ma molte altre sgorgano tra le rocce di questo versante.

Sulla via che conduce al Monte Rocciacotello (il nome è dovuto ad una pietra adatta ad affilare le lame dove cacciatori ed escursionisti si soffermano per “molare” i loro coltelli, Roca Muloira in piemontese, infatti sono ben visibili sulla pietra i segni di tale abitudine) si attraversa la Borgata Miandassa.

I dati archeologici confermano del più antico centro abitato della Val Chisone, risalente all’età della pietra e presente in Epoca Romana ed ancora attivo in Epoca Cristiana. Il reperto archeologico più antico è costituito dalla “Placca Idolo” che risale ad oltre 4000 anni fa.

STELE

Altro eccezionale ritrovamento è quello della “Stele Romana dei fratelli Vibii” un cippo funerario risalente all'epoca dell'imperatore Augusto, circa 2000 anni fa. Ora esposta al Museo Valdese di Torre Pellice dopo averla reperita in un vigneto tra le case della Borgata Vinçon di Villar Perosa.  Fu fatta costruire da un legionario romano Manlio Titioni per sé e per il suo commilitone Vibio. Possiamo presumere che, tornati da campagne nelle Gallie, i due reduci si fossero sistemati in Val Chisone, nelle terre dei Vibii stanziati nel pinerolese.

Un'altra stele fu ritrovata negli anni 30 dal professor Silvio Pons, denominata la Stele della Miandassa fotografata e lasciata sul posto, le indicazioni generiche non ne permisero più il ritrovamento.

PILONI

Caratteristico il pilone di Borgata Muretti. Nella nicchia si trova la statuetta di San Pietro. Da notare ai lati un motivo decorativo a mosaico di sassolini, a testimonianza di un'esigenza artistica limitata dalla povertà dei materiali. La storia del pilone dei Muretti è collegata alla storia della strada che da Villar Perosa sale alla Borgata. Fino al 1954 c'era solo una mulattiera che poi è stata progressivamente sostituita dall'attuale strada. Il progetto fu sostenuto dall'ingegnere Pietro Bertolone della Riv che donò la statua in gesso di San Pietro dopo aver saputo l'intenzione dei borghigiani di dedicargli il pilone come ringraziamento. Gli anni sono trascorsi ma sia San Pietro che la foto del donatore sono ancora là e chi passando dai Muretti, si ferma al pilone, ancora oggi le può vedere.

Il pilone votivo della Miandassa è un reperto storico millenario. Nel 1997 per volontà del direttivo ADMO “Rossano Bella” fu riportato allo splendore originale da Mario Bella, dal pittore e maestro Edoardo Bolzonella, dalla sua allieva Maria Cipriano e da alcuni borghigiani. Il pilone è dedicato alla Sacra Famiglia, a San Chiaffredo, a San Pietro e a San Grato. Ognuno di questi soggetti è affrescato in un riquadro lievemente rientrato che si trova su ogni lato del pilone. La croce è originale forgiata a caldo, inchiodata con un solo chiodo ribattuto a caldo e piantata in un tronco di cono scolpito di pietra grigia granitica locale. Il tetto è in “lose”. Durante l'opera di risistemazione sono emersi i risultati di altri due precedenti restauri.

MINIERA SANTA BARBARA

Nel 1998 grazie alle testimonianze degli ultimi minatori della Miandassa viene ritrovata in zona Cialargeto la Miniera di grafite Santa Barbara e si iniziò il restauro dell'ingresso. Gli ultimi minatori raccontano che inizialmente la grafite veniva estratta a cielo aperto, successivamente nel sottosuolo costruendo gallerie e piazzando binari con piccoli vagoni. L'escavazione iniziò nel 1860 e si concluse nel 1966, anno in cui le miniere furono chiuse. La grafite veniva trasportata dalla Miniera Santa Barbara alla Miandassa, i giovani minatori con il loro carico attraversavano il cortile e presso la vasca davanti al piccolo ufficio venivano registrati i sacchi da portare a valle. Poi si proseguiva per circa 4 chilometri con sacchi da 100 chili su slitte e carriole fino al magazzino delle Cascinette situato tra via Serre e via Primo Laurenti 35. Successivamente veniva portata al Mulino Baldracco detto “Mulino della Terra Nera”, tuttora esistente in via Nazionale 174, dove la grafite veniva macinata e spedita per i vari impieghi. Anche qui, alla Miniera Santa Barbara della Miandassa, l'acqua sgorga incessante per dissetare i passanti ed a ricordare il minatore e partigiano Alfredo Damiano che in questo luogo si nascose e fu trucidato dai nazifascisti il 22.10.1944.

SAGNA LA FEJA

Nel 2000 un'altra straordinaria iniziativa: viene convogliata la sorgente di “Sagna la Fèja” (uccide la pecora) dedicandola al partigiano e primo Sindaco di Villar Perosa dopo la liberazione, Anselmo Ferrero.

Il Cantun Russi e l'acqua, questo connubio nel tempo; una piccola sorgente sottolinea e ricorda l'importanza dell'acqua nella terra percorsa e lavorata da millenni per trarne sostentamento e vita.

Rogge e fontanili diventano simboli e non si riducono solo ad un fattore estetico, geografico o ad un monumento d’ispirazione poetica, ma sono elementi di massimo rilievo nella laboriosa realtà sociale e culturale degli uomini, che nei secoli hanno unito le loro forze verso un obiettivo comune, per costruire e lasciare al futuro qualcosa di concreto, pur nella semplicità di un passato di cultura contadina.

A “Sagna la Fèja” il lupo aggrediva le pecore mentre si abbeveravano. L'ultimo lupo della zona fu catturato e ucciso nel 1904 nell'area detta “Sagna Vilan” (vilan era il lupo).

Il restauro del pilone della Miandassa, della Miniera Santa Barbara e della Fontana di Sagna la Fèja ad ogni inaugurazione una festa, rallegrata dai bambini con i loro giochi in Borgata; tutto ciò fu possibile per le mani, la mente, ma soprattutto il CUORE dell'ADMO “Rossano Bella”, dagli uomini e dalle donne del Cantun Russi, dai volontari e dal Comune di Villar Perosa.



Quartè d'Zura

L’area territoriale del Quartè d’Zura (Quartiere di Sopra), inizia in prossimità della SR 23 gradatamente si estende seguendo i profili del versante, risalendo tra le borgate, attraversa il “centro” Caserme e si dirama alle altre, belle ed assolate, borgate dislocate sul pendio per raggiungere i 1042 mt. del monte Pianass. E’ il borgo di Villar Perosa situato più in alto. L'ottima esposizione garantisce un clima gradevole nelle miti giornate invernali e particolarmente apprezzabili sono le passeggiate anche in questa stagione. Originariamente il paese di Villar Perosa era costituito prevalentemente dalle sue borgate e dalle case sparse. Tutti questi insediamenti sul versante della montagna hanno da sempre comportato la necessità di realizzare una complessa rete di sentieri. Sentieri per spostarsi da una borgata all'altra, o semplicemente per andare in un prato. Il Quartè d'Zura è ricco di tracciati dove è possibile passeggiare senza ricorrere alle strade asfaltate. Sono belle escursioni e gli ambienti attraversati sono diversi: il bosco di castagni, la faggeta, larici e, salendo di quota, tra colle San Giuliardo ed il rifugio degli Alpini in località Fraita fitti boschi di abeti rossi. Soprattutto d'inverno, quando gli alberi sono spogli, si possono ammirare bellissimi panorami sull'alta Val Chisone o sul fondovalle.

PILONI

La religiosità popolare è testimoniata da segni specifici sul territorio. La presenza di piloni votivi documenta da sempre la necessità di un rapporto con la fede cristiana. Sono affrescati con immagini sacre o adornati con statue o quadri della Madonna o dei Santi e, pur nella loro semplicità sono piccole opere d'arte. Nel Quartè d'Zura, su un piccolo pianoro in mezzo ai boschi adiacenti alla borgata Didiera, sorge un pilone antico e caratteristico. Si tratta di una cappella dal tetto in “lose” con le falde sporgenti sul davanti. Sopra l'apertura reca la scritta D.O.M. Joannes Gagliardino prepositus pingere fecit anno 1893. All'interno, in centro, è raffigurata la Madonna col Bambino mentre nelle pareti laterali sono affrescati San Giacomo ed altri tre Santi.

LA MELICOLTURA NEL QUARTE’ d’ZURA

Il suolo produce in discreta quantità cereali, uve, altra frutta di varia specie e principalmente poma, pere, noci e fieno.... Così descrive le pendici di Villar Perosa lo storico sabaudo Casalis nell'ottocento. La coltura delle mele era dominante. Questo determinerà l'appellativo di “pumatè” assegnato ai Villaresi che in dialetto locale significa “persona che ha a che fare con le mele, produttore di mele”. Tutto il territorio villarese si prestava a questa coltivazione, che non era molto estesa ma numerosa e rappresentava un introito al già scarso reddito di chi coltivava la terra in queste zone. Nel Quartè d'Zura era concentrato il massimo di questa produzione ed il riferimento era la cascina Agnelli detta la “Filatura”. Il complesso edilizio della cascina Agnelli di Villar Perosa, tipico esempio di cascina a corte chiusa, rappresenta nel territorio in cui è inserito, un unicum, sia sotto il profilo storico che architettonico. La cascina e il territorio che la circonda sono rappresentati per la prima volta nel catasto terreni del 1824. La cascina Filatura risulta essere stata negli anni a ridosso del 1800 un importante centro addetto alla fabbricazione della seta, a partire dalla coltivazione delle piante di gelsi (in piemontese “murè”, per i frutti simili a more), passando attraverso l'allevamento dei bachi. Alla bachicoltura la cascina associò inoltre diverse altre attività, come la melicoltura, l'allevamento del bestiame, lo sfruttamento della legna. Ebbe importante rilievo la coltura del melo, poi divenuto simbolo del feudo, del borgo e del Comune, oggi parte integrante dello stemma del gonfalone. La composizione del terreno con alto contenuto di silicio, ferro e manganese e l'esposizione privilegiata del versante sono da sempre risultati ottimali per la coltivazione di questo albero da frutto. La coltura della mela era inoltre redditizia. La pianta non richiedeva infatti accorgimenti particolari durante l'anno: essendo un albero robusto, resistente anche alle basse temperature del periodo invernale, consentiva una produzione importante e di qualità elevata. Il frutto, poi, aveva ampio mercato, sia all'interno del comune che nel contesto del pinerolese. Oltre al tradizionale consumo fresco, la mela veniva anche utilizzata per la produzione di succhi, marmellate, sciroppi, dolci, sidro oppure essicata. La conservazione del prodotto, inoltre, era semplice e poteva protrarsi per mesi senza necessità di accorgimenti particolari. La cascina Filatura ed il suo borgo costituirono il più grande centro di produzione di mele ferruginose del Pinerolese fino alla fine del 1800. La riscoperta del passato agricolo villarese, con le sue antiche varietà ha portato, in questi ultimi anni, al deposito del marchio collettivo relativo ad un dolce, a base di mele e castagne, che i pasticceri locali hanno inventato ed è acquistabile in tutte le pasticcerie di Villar Perosa.

SAN PIETRO IN VINCOLI

Nel 1208 a Villar Perosa viene eretta la prima chiesa, dedicata a San Pietro. Solo nel 1711 ove sorgeva la chiesa di San Pietro, a spese dei Savoia e con il concorso del conte Piccone, viene edificata la parrocchiale di San Pietro in Vincoli (inaugurata il 26 settembre 1716), esempio notevole di architettura barocca piemontese, che riecheggia in piccolo la reale Basilica di Superga. Contemporaneamente alla chiesa, e non distante dalla oggi esistente vecchia torre, testimonianza della casa-fortezza, demolita a fine 500, i conti fanno ricostruire la loro dimora, ora Villa Agnelli, altro gioiello del barocco piemontese, che richiama nella facciata il palazzo Madama di Torino.

La chiesa, ha la pianta a croce greca con l'aggiunta di una spaziosa abside. La facciata concava è fiancheggiata da due caratteristici campanili e dominata in alto e al centro da un'ampia cupola a forma ellissoidale. Sul cornicione di base della cupola della facciata è ben visibile lo scudo sabaudo accoppiato allo stemma dei Piccon. Il luogo sacro racchiude al suo interno importanti opere d'arte poco conosciute e decorazioni di stucchi pregiati. Anche le campane hanno una storia, ognuna di loro porta incisa una invocazione religiosa ed il riferimento ai componenti della famiglia Agnelli. La chiesa di San Pietro in Vincoli, come è attualmente, risale agli anni 1911-1916. Fu eretta come ricorda uno stemma posto sulla facciata, a spese di Vittorio Amedeo II, desideroso di affermare il suo predominio sulla valle. Essa aveva tre altari in marmo di vario colore dei quali due laterali dedicati alla Madonna e a San Giuseppe. Vi si conservavano anche alcune reliquie. Nel 1853 nella storia della celebre chiesa entrano in scena gli Agnelli, che ne divennero i primi benefattori. Nel 1912 l'allora Cav. Giovanni Agnelli provvide a far ricoprire con lastre di rame (attualmente di color verde, per via dell'ossidazione) la grande cupola ed i due campanili. Nel 1929 fu installato nel campanile di destra un orologio elettrico ed in quello di sinistra un concerto di otto campane a carillon in “Mi maggiore”. Al restauro esterno seguì nel 1934 quello interno; fu costruito un nuovo pulpito marmoreo e la chiesa fu arricchita di un crocifisso in marmo di Carrara e di un organo con 937 canne. Negli ultimi restauri, dopo attente indagini, furono restituiti i colori originali: grigio-verde alle pareti esterne e rosa-verde a quelle interne. All'interno della chiesa numerosi stemmi ritmano la sua storia con quella di Villa Agnelli. Sovrasta la chiesa di San Pietro il cimitero di Villar Perosa, nel quale la famiglia Agnelli ha una tomba monumentale in stile romanico con un Cristo in argento di Edoardo Rubino e un pregevole mosaico della Scuola Vaticana. Dal sagrato della chiesa, tra il verde, si scorge Villa Agnelli. Con la chiesa è l'edificio di maggior pregio architettonico. Dai Villaresi è semplicemente chiamata il “Castello”; essa è circondata da un bellissimo parco, reso prezioso dalle piante rare.

di massimo rilievo nella laboriosa realtà sociale e culturale degli uomini, che nei secoli hanno unito le loro forze verso un obiettivo comune, per costruire e lasciare al futuro qualcosa di concreto, pur nella semplicità di un passato di cultura contadina.

A “Sagna la Fèja” il lupo aggrediva le pecore mentre si abbeveravano. L'ultimo lupo della zona fu catturato e ucciso nel 1904 nell'area detta “Sagna Vilan” (vilan era il lupo).

Il restauro del pilone della Miandassa, della Miniera Santa Barbara e della Fontana di Sagna la Fèja ad ogni inaugurazione una festa, rallegrata dai bambini con i loro giochi in Borgata; tutto ciò fu possibile per le mani, la mente, ma soprattutto il CUORE dell'ADMO “Rossano Bella”, dagli uomini e dalle donne del Cantun Russi, dai volontari e dal Comune di Villar Perosa.



        
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Provvedimento n.229 dell'8 maggio 2014 - pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 126 del 3 giugno 2014.

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