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Chiese e Templi
San Pietro in Vincoli

SAN PIETRO IN VINCOLI

Orari S.Messe
  • S. Pietro in Vincoli: domenica 9,30
  • Cappella Tupini: sabato 18,30
Dalla piazza principale "della libertà" dove si affaccia il municipio di Villar e fa bella mostra il busto di Giovanni Agnelli, opera dello scultore Luigi Aghemo, seguendo la strada e le indicazioni per Pra Martino si sale alla bellissima e luminosa chiesa di San Pietro in Vincoli che domina la valle, dalla pianura pinerolese fino alle montagna del Sestriere.

Prima di giungere sul sagrato, si percorre un fresco e ombreggiato viale alberato detto "la Leja" dove possiamo già intravedere la chiesa che si staglia nitida su un piccolo promontorio. 

Si può anche arrivare alla chiesa percorrendo una strada pedonale adiacente alla villa Agnelli e salire 185 gradini di una lunghissima gradinata che giunge sul sagrato davanti alla facciata della chiesa.


L'antica Parrocchia

La parrocchia di Villar Perosa è menzionata per la prima volta nel 1078 a proposito della conferma dell'atto di donazione da parte della marchesa Adelaide all'Abbazia di Pinerolo. Tale possesso è riconfermato nel 1131 da Amedeo, figlio del conte Umberto di Savoia.

Altro riferimento documentario nel 1249, allorché Stefano Ponza di Villar vende all'abate Ardizzone tutto il feudo "sub poticu ecclesie sancti petri de uilario" Numerose sono ancora le segnalazioni nei secoli successivi finché negli anni 1530/54 appare quale parroco della chiesa don Agostino Rubiani. Sappiamo inoltre che nel 1585 in Villar vi era una confraternita.

Poi durante le guerre di religione la parrocchia passò ai Valdesi che nel 1608 costruirono un tempio, secondo la tradizione ubicato vicino all'attuale parco della villa Agnelli, che verrà demolito nel 1624. La chiesa venne però rioccupata nel 1632 dal frate Maurizio da Ceva che fece abbattere il campanile dei Valdesi e vi celebrò la messa.



L'attuale Chiesa

Negli anni 1711/16 si costruì una nuova chiesa, l'attuale, una delle più belle e singolari di tutta la diocesi. Fu eretta, come si è detto e come ricorda uno stemma posto sulla facciata, a spese di Vittorio Amedeo II, desideroso di affermare il suo predominio sulla valle, con il concorso dei vassalli della Val Perosa, i fratelli Francesco Giuseppe e Luigi Piccon, figli di un banchiere torinese e ricchi proprietari terrieri, a cui aveva conferito il titolo di conte. Nessun documento dell'epoca ci può confermare Filippo Juvarra quale autore del progetto. Fra le informazioni certe sappiamo che nel 1759 la chiesa era ancora sussidiata dal governo regio, che l'anno seguente i Piccon cedettero il loro feudo a Giovanni Gamba di Maretto, la cui figlia Polissena sposerà il marchese Antonio Turinetti di Priero, unendo così i due casati.

Sappiamo inoltre che nel 1790 la chiesa era frequentata da 900 cattolici, essendo ormai scomparsi tutti i Valdesi, che nel 1808 subì dei danni per un terremoto e che nel 1808 venne consacrata una campana nuova. Secondo la fonte già citata, nel 1835 la chiesa aveva tre altari in marmo di vario colore, i due laterali dedicati alla Madonna e S.Giuseppe. Vi si conservavano anche alcune reliquie dei 12 apostoli, regalate alla marchesa di Priero. Nel 1853 nella storia della celebre chiesa entrano in scena gli Agnelli, di cui si era già detto, che divennero i primi benefattori della chiesa. Il 28 febbraio del 1887 la chiesa subì alcune screpolature interne ed esterne causate da un terremoto, che comportarono una spesa di L.4000 per i lavori di restauro.

Nel 1912 l'allora cav. Giovanni Agnelli provvide a far ricoprire con lastre di rame (attualmente di colore verde, per via dell'ossidazione) la grande cupole e i due campanili. Nel 1925 si iniziò il restauro della muratura, della facciata e delle grondaie. Nel 1929 fu installato, nel campanile di destra un orologio elettrico e in quello di sinistra un concerto di otto campane a carillon in "Mi maggiore". Purtroppo la chiesa è stata costruita sopra una falda acquifera che provoca umidità. L'umidità sale e passa attraverso la pietra porosa, rovinando così i muri. Per risolvere questi gravi inconvenienti si dovrebbe intervenire con tecniche speciali, ma costosissime. Nel 1934 si iniziarono nuovi lavori di restauro all'interno della chiesa; fu costruito un pulpito marmoreo, la chiesa fu arricchita di un crocefisso in marmo di Carrara e di un organo con 937 canne, costruito dalla ditta Vegezzi Bossi di Centallo. Il tetto venne ricoperto in gneiss lamellare di Lucerna, si ampliò l'interno della chiesa con l'apertura di due passate che uniscono al corpo centrale i vani laterali prospicienti i due campanili. I restauri del 1934, però, non furono molto fedeli alla struttura originaria della chiesa: fu infatti sostituito il primitivo pulpito in legno con quello attuale di marmo. Di quello originario rimane solo il ripiano di un leggio. Durante i bombardamenti del'44 la chiesa, completamente mimetizzata di verde, subì alcune crepe. Nel 1975 alcuni studenti universitari svolgendo delle ricerche per trovare un passaggio tra la chiesa e il castello sottostante, scoprirono una stanza murata con i resti di sette cadaveri, che poi fu appurato essere di sette parroci. Negli anni 1985/86/87 furono realizzate a cura dell'Associazione Amici dell'Arte in Piemonte consistenti opere di restauro conservativo, sia all'interno, sia all'esterno della chiesa, sotto il diretto controllo delle Soprintendenze competenti. Dopo attende indagini furono restituiti i colori originari degli intonaci: grigio-beige alle pareti esterne e rosa-verde a quelle interne.

Gli stemmi e le casate nobiliari
GLI STEMMI E LE CASATE NOBILIARI

I vari stemmi che si trovano all'interno della Chiesa ritmano la sua storia con quella del "Castello" e ci informano sui cambiamenti di proprietario.

1) Sulla facciata, alla base dell'ellittico cornicione della cupola spicca lo stemma sabaudo, un'aquila e una croce.

E' questo il segnale tangibile della presenza di Casa Savoia nella sua costruzione che avviene tra gli anni 1711/1716 per interessamento e con i contributi di Vittorio Amedeo, Re del Piemonte e della Sicilia. Il 9 maggio 1700 Vittorio Amedeo infeudava infatti il territorio comprendente Perosa Argentina, Pinasca, Gran Dubbiose, Villar e Porte ai fratelli Giuseppe e Luigi Piccon, figli come si e detto di un banchiere torinese, e conferiva loro il titolo comitale. Giuseppe, colonnello dei Dragoni, lasciò la sua parte a Luigi (1723), che era governatore della provincia di Asti e maresciallo dell'esercito, nella cui veste nel 1731 ebbe l'ingrato compito di arrestare Vittorio Amedeo II nel castello di Moncalieri per ordine del di lui figlio e re Carlo Emanuela III. Morì nel 1758 e con lui estinse anche il suo casato.

2. Il conte Giuseppe fece costruire la sontuosa villa di caccia e subito dopo diede inizio alla costruzione della Chiesa. Ne fanno fede lo stemma - uno scudo sormontato da tre piche/lance (i tre Piccon) - che si trova sopra i due coretti che fiancheggiano l'altare maggiore e la lapide murata nell'interno della sacrestia che ricorda l'inaugurazione della Chiesa "edificata dalla pietà dell'ill.mo Sig. Giuseppe Piccon conte della Valle Perosa, Commendatore dell'Ordine Militare, essendo Parroco J. Bernardi".

3. Sul cornicione che sovrasta i due altari laterali dedicati alla Madonna e a S.Giusppe, uno stemma raffigura due aquile, un leone e una gamba.
I feudi dei Piccon furono infatti acquistati dai Gamba di Moncalieri, anch'essi banchieri e i cui antenati si erano arricchiti con l'industria stearica.
Giangiacomo Marcello Gamba acquisì il feudo della madre che era stata sua tutrice, ricevette il titolo nel 1760 e successivamente divenne anche conte di Roatto e Maretto.

4. Un altro stemma abbinato al primo e scolpito sullo schienale di un banco raffigura due mezze aquile e due torri. Polissena, la figlia di Giangiacomo sposò infatti nel 1781 il marchese Giovanni Antonio Francesco Carlo Turinetti di Priero, unendo così i due casati. Era una donna bellissima ed intelligente che cospirò contro Napoleone I e venne imprigionata nella Fortezza di Fenestrelle; Demetrio uno dei suoi otto figli, fu deportato perché Patriota in Francia, successivamente (1811) fu nominato auditore del Consiglio di Stato e barone dell'Impero.

Durante i moti carbonari riparò in Svizzera in quanto condannato a morte in contumacia.

Ebbe l'indulto nel 1842 e poté tornare a Villar Perosa, Polissena morì nel 1844, il figlio nel 1850 e con loro si estinse il casato dei Gamba.

5.Infine, questo è testimoniato dalla grande A posta sulla grata dei corretti del presbitero, nel 1853 la grande Villa viene acquistata dalla famiglia Agnelli.



Lo stile barocco

LO STILE BAROCCO

Prima di descrivere con attenzione l'esterno e l'interno della chiesa di S.Pietro bisogna che ci soffermiamo un istante ad analizzare i caratteri principali dello stile barocco dei sec. XVII e XVIII, soprattutto quello piemontese.

Esso rappresenta nelle sue forme più pure, la negazione e la contestazione alla classicità ripetitiva ed alla linearità dominanti nel secolo precedente, con la ricerca accurata, e a volte anche esasperata del plasticismo e del cromatismo.

Il campo dell'architettura è caratterizzato dalla ricerca dello scenografico e del monumentale: i rilievi e le rientranze si susseguono creando giochi di ombre e di luci con determinanti chiaroscuri fortemente accentuati. Tuttavia questi caratteri, rimbalzando dai grandi centri alle città minori e quindi da queste alla provincia ed ai singoli borghi della stessa, hanno subito modificazioni, semplificazioni e riduzioni a seconda dell'interpretazione derivante dalla formazione culturale degli artisti, anche alle condizioni ambientali locali. Tutte queste considerazioni sono necessarie per comprendere le peculiari caratteristiche che assunse l'architettura barocca in Piemonte, rispecchiando i caratteri umani delle sue popolazioni e la particolare semplicità dei sentimenti.

Pinerolo e il Pinerolese ebbero una notevole fioritura di questo stile, anche se con un po' di ritardo rispetto al panorama piemontese. Le opere esistenti riguardano l'architettura militare e religiosa. La prima ha lasciato dei monumenti imponenti ed importanti ed importanti quale il forte di Fenestrelle e la seconda e molto diffusa e presenta caratteristiche derivanti dalla posizione geografica delle chiese e dalle limitate risorse tecniche. I materiali sono quelli tipici della montagna: la pietra, la calce e il legno, le linee architettoniche semplici, essenziali, i campanili assai sobri.

L'esterno

L'ESTERNO

La facciata concava della chiesa di S.Pietro e fiancheggiata da due caratteristici campanili, e dominata in alto e al centro da un'ampia cupola di forma ellissoidale. Sull'ellittico cornicione di base della cupola della facciata è ben visibile lo scudo sabaudo accoppiato allo stemma Piccon. Un'altra lapide sulla facciata ricorda che nel 1716 la chiesa venne dedicata a S.Pietro in Vincoli da Vittorio Amedeo, re di Sicilia.

L'interno
L'INTERNO

L'interno è in stile barocco e la pianta della chiesa è a croce greca con ampia abside. La tinteggiatura interna è stata eseguita almeno cinque volte, i più importanti restauri risalgono al 1934-35, e l'ultimo nel 1985 che ha riportato i colori originali: il rosa e il Verde chiaro, come si è detto. L'interno racchiude importanti opere d'arte certamente poco conosciute e decorazioni di stucchi pregiati. Esaminiamo ora nel dettaglio i dipinti della nostra destra. Possiamo osservare LA CAPPELLA di S.GIUSEPPE con al centro un bellissimo quadro dipinto da un anonimo fiammingo raffigurante S.Giuseppe con Gesù bambino, in basso lateralmente Giovanni Battista bambino, in alto alcuni angeli. Il dipinto appare un po' scuro nei colori che sicuramente in origine dovevano essere luminosi e contrastanti, la luce colpisce Gesù bambino e il battista, la parte in ombra è a sinistra.

Sempre nella stessa cappella, a destra c'è l'affresco di S.Chiara con in mano l'ostensorio; il dipinto ricorda l'episodio dell'attacco mussulmano ad Assisi, dove la Santa era monaca. In basso sono raffigurati degli infedeli, con le spade, la bandiera a mezzaluna e i vari attrezzi per l'assedio, che scappano impauriti grazie alla comparsa della Santa e dell'ostensorio. I colori del dipinto appaiono chiari e sfocati. A sinistra, di fronte al dipinto della Santa, un altro al dipinto rappresenta S.Giovanni Battista mentre predica sulle rive del Giordano. Le figure attorno al Santo hanno colori tenui, morbidi quasi a mettere in risalto la figura ben delineata del Battista. A sinistra, entrando, c'è LA PICCOLA CAPPELLA separata dal resto della chiesa, con sopra l'altare la statua della Madonna in legno laminato in oro zecchino (solo nelle vesti). La statua risale forse al 1700, ma anonimo è l'autore.

Subito dopo, adiacente alla precedente, c'è la CAPPELLA DELLA MADONNA DEL ROSARIO. L'autore del dipinto è ignoto, sicuramente della scuola fiamminga. Lo sguardo dello spettatore è colpito dalla figura della Madonna poiché essa risulta il soggetto dominante del quadro, anche se in basso e in primo piano appaiono in ombra (zona scura) delle figure che rappresentano le anime del Purgatorio. A destra della cappella c'è il quadro che raffigura S.Agnese con ai lati un agnello e dei gigli, restaurato 1985. A sinistra a questo quadro c'è il dipinto di S.Teresa del bambino Gesù. I colori appaiono con tonalità morbide e sfumate; la Santa è in ginocchio con in mano il crocifisso, le rose e in basso e gli angeli in alto.

Nel CORO (zona dietro l'altare) c'è in alto un grande medaglione contornato da eleganti stucchi e raffigurante S.Pietro liberato dai vincoli, cioè dalle catene, da un angelo del Signore. Lo sfondo del dipinto appare abbastanza scuro, forse per colpa del tempo.

A destra c'è un altro bel quadro rettangolare, sempre contornato da stucchi, con S.Pietro che cammina sulle acque è un bel paesaggio sullo sfondo. A sinistra ancora una scena con S.Pietro durante il suo martirio. Questi tre quadri di scuola caravaggesca sono sicuramente i più preziosi della chiesa e l'autore è quasi certamente CLAUDIO FRANCESCO BEAUMONT (1694-1766).

Sopra L'ALTARE, nell'arco in alto, c'è un affresco che rappresenta l'Eucarestia e l'Adorazione degli angeli, gli autori sono i FRATELLI PARACHINI.

In alto, tutt'intorno, a fianco delle finestre e negli spazi triangolari (lunette) ci sono gli affreschi dei dodici apostoli restaurati degli stessi fratelli Parachini.

Esaminiamo ora le sculture.

A destra entrando si può ammirare un bellissimo CROCIFISSO del 1935, scolpito in marmo bianco di Carrara in un unico blocco.

Lo scultore è EDOARDO RUBINO, autori di altri due Crocefissi (uno nella chiesa di S.Aniceto di Villar Perosa e l'altro nella chiesa di S.Edoardo a Sestriere)

L'opera è molto significativa e bella, soprattutto nell'espressione calma del viso di Cristo, nel cui corpo e volto manca la tensione muscolare che mette in evidenza il dolore e la sofferenza. Certamente l'autore ha voluto dare un immagine diversa del Cristo, raffigurato in pace e contento di aver terminato il suo compito di redenzione. Nella sommità della CUPOLA CENTRALE a 42 m di altezza e all'interno del cupolone si nota una colomba in legno con apertura alte di 1,5m, simboleggiante lo Spirito Santo.

Nel balcone sopra l'entrata si trova un organo con 937 canne, aggiunto con i restauri del 1934. Nel 1985 è stato collegato con una consolle collocata davanti al Crocifisso del Rubino.

A sinistra dell'altare principale c'è un pulpito in marmo che "stona" leggermente con l'insieme, esso fu infatti sostituito a quello originario in legno durante i restauri del 1934/35.



Sant'Aniceto
SANT'ANICETO

Risale al 1929 su progetto dell'architetto Charbonnet, voluta dal Senatore Giovanni Agnelli, per onorare la madre Aniceta Frisetti.

Si trova al centro del villaggio operaio, in modo da creare, con la vicina fabbrica, un vero e proprio centro urbano nei pressi dello stabilimento Riv (oggi SKF-Omvp).Il nuovo edificio religioso venne costruito in risposta alla notevole espansione del paese, e alla localizzazione ormai diventata scomoda della chiesa di S.Pietro in Vincoli, che inoltre era diventata inadatta a contenere un sufficiente numero di fedeli...

Lo stile è essenziale, luminoso e spazioso, l'interno è molto capiente. Dietro l'altare spicca un Cristo in marmo, opera di Rubino, identico a quello presente a S. Pietro e nella chiesa di Sestriere.



I Piloni

I PILONI

I piloni votivi sono una traccia della tradizione contadina del passato. Questi elementi erano costruiti per diversi motivi, i principali erano di ringraziamento, oppure per avere un luogo di devozione in una borgata o in una zona lontana dalla chiesa. A Villar Perosa sono presenti quattro piloni più un dipinto a tematiche religiose, sul muro di un'abitazione. E' interessante notare come i Santi protettori ai quali sono dedicati i piloni, sono correlati tra loro e si ripetono, siccome spesso, secondo la tradizione, sono i protettori delle zone geografiche pinerolesi o di alcune attività agricole.

Borgata Saretto

Il pilone è dedicato alla Madonna. Presenta una statua che la raffigura all'interno, non si conosce la data esatta di costruzione, ma probabilmente risale a fine '800, ma riporta il 1944 come data di restauro, voluto dai borghigiani come ringraziamento per lo scampato pericolo del bombardamento del paese durante la guerra. Nel 1986 è stato nuovamente restaurato.

Borgata Didiera

Il pilone si trova lungo l'antica mulattiera, che attraversava i campi, oggi abbandonati, ed è dedicato a S. Luigi Gonzaga. Risale al 1893, ed al suo interno sono presenti cinque dipinti, dedicati alla Madonna, a S. Giacomo, S. Luigi Gonzaga, S. Giovanni Battista, e S. Antonio Abate, patrono degli animali.Viene comunemente detto Pilone dei Lerda (piloun d'i Lerda), cognome tipico, soprattutto nel passato, degli abitanti della borgata Didiera.

Borgata Miandassa

Il pilone è stato totalmente ridipinto e restaurato di recente, ad opera dell'ADMO di Villar Perosa. Le immagini raffigurate sono però le stesse del passato: S. Grato (patrono del pinerolese), S. Chiaffredo (patrono della provincia di Cuneo, in quanto i primi ad insediarsi in questa borgata provenivano dalla vicina provincia), S. Pietro (in onore al patrono di Villar Perosa) ed alla Sacra Famiglia.

Viale Agnelli

Costruito lungo la scalinata nei pressi della biblioteca comunale, è di piccole dimensioni, risale al 1944, come ringraziamento per lo scampato pericolo durante il bombardamento, in cui non ci furono vittime.

Località Cascina Grossa

Su un'abitazione è presente un dipinto molto logorato dal tempo, dedicato a S. Antonio Abate (protettore degli animali). Il dipinto è curiosamente legato ad una leggenda che narra di maiali "posseduti" dal Diavolo, che vagavano per la zona mietendo vittime innocenti. Con la realizzazione di questo dipinto, si dice che i misteriosi esseri siano scomparsi.



        
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