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| Bombardamento |
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| Sabato 09 Gennaio 2010 16:56 |
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LA RIV E VILLAR PEROSA NEGLI ANNI PRECEDENTI LO SCOPPIO DELLA GUERRA Con l'avvio delle guerre coloniali da parte del fascismo, sin dal 1935, dalla Prefettura di Torino, su sollecitazione della Circolare del Ministero della Guerra era partita la richiesta ai Podestà dei vari Comuni di individuare i possibili obiettivi per i quali fosse necessario approntare piani di protezione antiaerea. In tale Circolare si leggeva che "L'attuale situazione richiede che il Paese sia pronto ad affrontare qualsiasi eventualità in qualsiasi momento" Il Prefetto di Villar Perosa rispondeva che il possibile obiettivo erano le Officine RIV e che il piano era predisposto dall'Officina stessa ("Vi provvede la Ditta"). La RIV infatti produceva cuscinetti a sfere e munizioni per la macchina bellica. Seguirono indicazioni precise su come ricevere e diffondere il segnale di allarme. (fig.- Documento tratto dall'Archivio Comunale di Villar Perosa) e sull'oscuramento che doveva durare dal tramonto all'alba. Negli anni di guerra, di notte, le strade erano pattugliate per controllare che nessuno accendesse delle luci o uscisse senza avere un permesso (lasciapassare). GLI ANNI DEL CONFLITTO Nel 1943 siamo in pieno conflitto mondiale, l'Italia è in guerra dal 1940 a fianco della Germania. In questo periodo le fabbriche di cuscinetti erano seconde, per importanza, solo alle industrie di aerei da caccia. VILLAR PEROSA DOPO L'8 SETTEMBRE Per Villar la situazione si aggravò dopo l'8 settembre '43 quando i Tedeschi da alleati diventarono il nemico da cacciare e la RIV, che fino ad allora aveva sfornato materiale bellico a tonnellate, divenne un bel problema per gli Alleati. E' vero che partigiani e operai avevano già cominciato a sabotare la produzione e che anche l'atteggiamento di Agnelli nei confronti dei fascisti era cambiato nel momento stesso in cui aveva cominciato a profilarsi la sconfitta del regime, tuttavia la produzione restava sempre su livelli alti. Continuavano ad arrivare tonnellate di materie prime pregiate e a ripartivano carichi di prodotti finiti destinati alla macchina bellica. Per questo motivo la linea ferroviaria (il famoso "tranvai") era così preziosa e quando i partigiani iniziarono le azioni di sabotaggio, i tedeschi misero a guardia dei binari squadre di operai. Il reperimento dei nominativi non era sempre facile, né erano chiare le competenze tra azienda e Comune. (fig. - Documento tratto dal ?†r?l'Archivio Comunale di Villar Perosa). I BOMBARDAMENTI DEL NOVEMBRE DEL 1943 Tutti si resero conto della gravità della situazione esattamente il 9 e il 10 novembre del 1943, le date dei primi due bombardamenti alleati. (fig. disegno di Tea) Gli aerei anglo americani B-24, i "Liberator", di base in Algeria e con scali di rifornimento in Sardegna, scaricarono nei cieli di Villar bombe da 500 libbre l'una che caddero il primo giorno sulla montagna dell'Inverso (un testimone ricorda la distruzione della pineta di Prapunsun) e il 10 distrussero 4 case di Villar sulla Nazionale e uno spigolo della Riv. Il vero obiettivo era stato mancato malgrado i ricognitori americani, i famosi "Pippo", fossero passati e ripassati nei cieli di Villar per fotografare la zona e individuare, in questa nostra stretta valle, quella fabbrica che sembrava volersi nascondere. Radio Londra emise un comunicato lapidario e significativo: A questo punto la popolazione si convinse che correre ai rifugi sarebbe stato d'ora in poi indispensabile. IL BOMBARDAMENTO DEL 4 GENNAIO 1944 Il giorno fatidico: 3 gennaio 1944. Verso le 11,30 dagli osservatori militari giunse la comunicazione che erano in arrivo aerei alleati. Scattò il preallarme, tutti i servizi di soccorso furono allertati, in attesa che suonasse l'allarme vero e proprio, questo in genere avveniva nel giro di pochi minuti. Arrivarono gli aerei. Un testimone racconta: "Era un rumore....un rumore... unico...indimenticabile...Abbiamo guardato su (gli aerei), sembravano tante cornacchie anche se erano chiare, lucenti, ma non ce n'era uno, ce n'erano tanti, tanti.... e andavano piano piano.. Giunsero nei cieli di Villar Perosa 52 fortezze volanti B-17 (o "aquile di fuoco") scortate da 34 P-38. Nei rifugi era pieno di gente, c'era chi piangeva, chi pregava, chi se ne stava in silenzio. Nei giorni delle prove di evacuazione i bambini venivano fatti pregare o cantare, ma il tre gennaio era vacanza, le vacanze di Natale. Altri testimoni raccontano che quando suonò l'allarme non si preoccuparono più di tanto e scelsero di andare da "Cringiu" a bere qualcosa. Nel momento in cui videro arrivare gli aerei su S. Pietro, si unirono alla fiumana di gente che correva ai rifugi. Arrivati agli ingressi decisero di stare fuori per vedere cosa succedeva, ma non poterono metter in atto il loro proposito in quanto vennero letteralmente trasportati dentro dalla calca. La giovane età li rendeva ignari del pericolo che stavano correndo e perciò si misero a scherzare, ma per poco non vennero presi a botte dalle persone vicine, che di scherzare non avevano proprio voglia! Gli animali erano terrorizzati dal bombardamento. Cinque cavalli, liberati dai garzoni della cascina "Filatura" al segnale d'allarme, fuggirono come impazziti dalle stalle e se ne andarono via al galoppo, senza meta. LA CONTRAEREA TEDESCA Sparava anche la contraerea tedesca. C'erano diversi cannoni nei prati prospicienti villa Agnelli, nei pressi del cimitero, nei prati davanti alla curva "Michellonet" (detta 'd "Macirunet"), alla Cascina Grossa, ai "Tupini", nei campi dietro il "Saretto" e su fino a Pinasca. (fig. La contraerea tedesca) DOPO IL BOMBARDAMENTO Allorché si poté uscire dai rifugi, non tutti ci riuscirono subito, una delle porte di ingresso era stata parzialmente ostruita dall'esplosione di una bomba. Le case che ancora erano in piedi avevano i tetti in parte senza tegole; se non si aveva avuto l'accortezza di spalancare le finestre prima di uscire, ci si ritrovava con tutti i vetri rotti. Infatti la fabbrica non c'era più, 28.000 metri quadrati di stabilimento erano stati rasi al suolo con macchinari e impianti. Attorno all'officina erano state distrutte linee telefoniche e telegrafiche, l'acquedotto era danneggiato gravemente, strade e linee elettriche non esistevano più. (fig. Immagini della fabbrica distrutta) Le abitazioni colpite furono 122, totalmente distrutte 21, parzialmente danneggiato il mulino in via Roma, la cabina e la centrale elettrica. Su villa Agnelli caddero tre bombe che distrussero la parte del bagno con venti vani e altri dieci furono seriamente danneggiati. (fig. Danni subiti dalla Villa Agnelli) I GIORNI SUCCESSIVI Nei giorni successivi vi fu un pellegrinaggio di gente che veniva a constatare con i propri occhi la desolazione che segue ad un bombardamento aereo; venne in visita anche l'allora vescovo Monsignor Binaschi. UN BOMBARDAMENTO SENZA VITTIME CIVILI Per fortuna non ci fu nessuna vittima tra la popolazione .
"Joge" era un povero che viveva di elemosina, era originario di Porte e girava per i paesi della valle. Oggi sarebbe definito un barbone, uno spirito libero. Aveva un'età indefinita e un aspetto trasandato. Qui a fianco un interpretazione di Ioge avvenuta nei rifugi Sig.ra Teresina Si racconta invece di un signore (o signora?) malato di cuore, che morì poco dopo il bombardamento. La sua morte forse non era stata causata dal bombardamento, ma come faceva, anche un cuore sano, a non sentirsi scoppiare sotto quell'inferno! Una testimone racconta di una giovane ragazza che si sedeva sempre accanto a lei nei rifugi e che aveva tanta, tanta paura... E, in ogni modo, un testimone afferma: BIBLIOGRAFIA
Documenti dall'archivio Comunale di Villar Perosa
Interviste a:
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| Ultimo aggiornamento Sabato 09 Gennaio 2010 17:04 |



Anche "Ioge" si era salvato.